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Enigmistica: tutto il fascino novecentesco

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Enigmistica: tutto il fascino novecentesco

È il novecento, senza dubbio, il secolo in cui l’enigmistica fa breccia nel grande pubblico e diventa passione e passatempo popolare.
Il suo successo e la sua ampia diffusione, in Italia, si devono a Demetrio Tolosani, antiquario toscano che, proprio nel 1901, definì l’enigmistica come “l’arte che si occupa, in qualsiasi modo, dei giochi enimmatici“.

Risale sempre ai primi del ‘900, per la precisione al 1913, la comparsa del primo cruciverba grazie ad Arthur Wynne che pubblicò sul New York World il primo “word-cross puzzle”, senza caselle nere e a forma romboidale.
È curioso scoprire come inizialmente il cruciverba, crossword, fosse stato chiamato “word-cross e che la modifica del nome sia stata necessaria a seguito di un errore tipografico.
Nato, come anticipato, senza caselle nere, il cruciverba è stato successivamente integrato proprio con queste ultime al fine di permettere la creazione di più schemi.

È necessario aspettare i primi anni ’20, però, affinché il cruciverba entri tra i passatempo apprezzati dagli italiani.
È proprio in questi anni, inoltre, che si crea una macro-distinzione tra l’enigmistica popolare e quella più “aristocratica” o classica.
Rientrano nel primo filone giochi come il cruciverba, i puzzle, mentre rebus e giochi di parole in versi costituiscono esercizi “classici” per allenare la mente.

In Italia l’enigmistica riscuote presto un grande successo anche rispetto alle altre culture europee. Non è un caso infatti che esista una terminologia ad hoc per definirla.
Il primo cruciverba compare nel 1925 sulla Domenica del Corriere, mentre è nel 1932 che nasce la rivista La Settimana Enigmistica.

Immagine di Racool_studio su Freepik